Meditazione

Cos’è la meditazione?

La definizione di “meditazione” è poliedrica. E ardua.
Potremmo dire che più si pratica la meditazione e più ci si rende conto che essa sfugge alle definizioni.
Anzi, che esistono tante definizioni e modi di meditare quante sono le persone che la praticano. Del resto, siamo unici e irripetibili!
Meditare è uno stato di puro essere, di chiara consapevolezza, di attenzione osservante.
Quindi è lontana dal rifugiarsi in un paradiso mentale che ci estrania, bensì ci avvicina all’avere un contatto autentico, sincero, con noi stessi e con quello che ci costituisce.
Questo porta verso la reale possibilità di conoscenza di se, non puramente intellettuale, ed intraprendere un percorso di crescita interiore.
Cosa significa meditare?
La meditazione è attenzione: non si tratta di cosa stai facendo, ma di come lo fai.
La meditazione è la tua natura: non è un risultato, è una condizione reale. Non deve essere raggiunta, deve solo essere riconosciuta. È la tua essenza: non puoi averla e non puoi non averla. Non può essere posseduta, non è una cosa.
La meditazione è osservazione: non fare niente, non ripetere dei mantra, non ripetere il nome di dio, semplicemente osserva la tua mente. Non disturbarla, non ostacolarla, non reprimerla.
La meditazione non è un credo, non è un dogma, non è un culto, non è una religione, non è una morale, non è un giudizio: è un’esperienza evidente in se stessa.
La meditazione è non-fuggire: è rilassarsi ed essere nel momento, nel presente. È permanere nel qui e ora.
La meditazione è chiarezza di visione. È uno stato di pienezza, di vuoto e di unità.
La meditazione è l’arte della consapevolezza: è essere presenti.
La meditazione non è una tecnica, non è un pensiero particolare, non è uno sforzo, non è concentrazione: è comprensione ed equilibrio, è equanimità e silenzio, è ascolto e stabilità.
La meditazione non è staccare la spina: è lo stato naturale della mente, la sua semplicità, è il lasciare andare la presa, la quiete originaria.
È la via opposta al resistere, al chiudersi, alla guardia alzata, alla difesa: è invece il varco per l’apertura, per il disarmo, la docilità, l’arrendevolezza, il vuoto.
Da questa porta c’è la grande possibilità.
Insegnanti: Silvia Amato